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domenica 15 dicembre 2013

LO SPOPOLAMENTO DELLA MONTAGNA

Qualche dato e due confronti su cui riflettere

I casi di Vito D’Asio e Forgaria nel Friuli

Tempo addietro, per un piccolo studio su certi fenomeni socio-economici avvenuti in meno di cento anni nello Spilimberghese nel Friuli occidentale, ho ritenuto necessario rintracciare gli andamenti demografici di alcuni comuni del Mandamento. Tra questi, in rappresentanza della Pedemontana, figurava il grafico del Comune di Vito d’Asio, senza neanche specificarlo, in quanto gli altri (Pinzano, Castelnovo, Tramonti) hanno quasi lo stesso andamento. Né sorte migliore è toccata alle altre comunità del Friuli occidentale, insediate nelle valli Colvera, Cellina, Vajont: declino inesorabile per tutti dagli anni Trenta del secolo scorso e poi accentuatasi dai Settanta. Il grafico riportato non ha bisogno di molti commenti. Vito d’Asio ha sfiorato i 4.000 abitanti al censimento del 1921 mentre al momento del censimento 2011sono stati rilevati 818 abitanti.


                       Evoluzione demografica del Comune di Vito d’Asio – PN


In seguito volli andare a vedere cosa era successo nella restante montagna friulana, in provincia di Udine. Anche lì, purtroppo, si osservano cali demografici vertiginosi, soprattutto nei comuni più in quota e delle valli minori, ma non sempre della stessa intensità registrata a Vito. Per la Val d’Arzino, può essere molto interessante il confronto con i vicini che hanno scelto di restare in provincia di Udine. Il comune di Forgaria aveva nel 1921 pressappoco gli stessi abitanti di Vito, ma all’ultimo censimento ne registra più del doppio. Si osserva poi che dagli anni settanta la popolazione è quasi stabilizzata. Mentre, l’altra sponda – approdata in provincia di Pordenone al momento della costituzione nel 1968 – frana rovinosamente. Perché?


                         Evoluzione demografica del Comune di Forgaria – UD


Confronto con i comuni del Trentino e dell’Alto Adige
  
Qualche tempo dopo, per uno studio a più largo raggio, mi trovavo ad analizzare l’organizzazione delle Autonomie locali presenti nelle province di Trento e Bolzano. Mi venne allora l’idea di ricercare gli stessi “demografici” riferiti ai comuni di quelle province per una comparazione con quelli della montagna friulana, dei quali i due riportati sono esemplificativi. Ovviamente, per una comparazione omogenea bisogna escludere i comuni (e le intere valli) miracolate da “madre natura e dallo zio turismo”. Bisogna tralasciare le “perle”, come Canazei – Ortisei – Merano - Madonna di Campiglio e quante altre, per ricercare i comuni sperduti e sconosciuti a economia montana, non turistica. Per esempio porto l’andamento demografico di due di questi comuni, di dimensioni paragonabili a quelli della Val d’Arzino, prima del declino.


                              Evoluzione demografica del Comune di Tione
                                  Comunità di Valle delle Giudicarie - TN



                               Evoluzione demografica del Comune di Laces
                             Comunità Comprensoriale della Val Venosta – BZ


Posso assicurare, e del resto si può verificare facilmente, che gli esempi sopra riportati sono probanti. La gran parte dei comuni, tutti di montagna, del Trentino – Alto Adige/Südtirol hanno avuto degli incrementi demografici, alcuni sono rimasti stabili, pochissimi hanno avuto una flessione, nessuno della gravità che registra la quasi totalità dei comuni montani friulani.


Qualche riflessione sulla riforma delle autonomie locali, urgente e necessaria
per tutto il territorio e, sopratutto, per la montagna

I dati di cui sopra dovranno portare, prima o poi, a una riflessione sulle scelte di fondo dell’organizzazione e della gestione delle Autonomie locali nelle regioni a statuto ordinario e anche nella Regione (poco) Autonoma Friuli Venezia Giulia. Nella valle d’Aosta, buon per loro e non per caso, la situazione è molto simile a quella di Trentino e Alto Adige. Per ora, e in questa sede, fermiamoci qui e concentriamo l’attenzione su quanto di positivo ci dice l’esperienza trentina-altoatesina (e austriaca e tedesca e svizzera): non sono ineludibili il declino e lo spopolamento, in montagna si può vivere, anche nel terzo millennio, anche dove “non nevica a colori”, per dirla con Mauro Corona. Per questo bisogna creare e mantenere le condizioni, guardando dove questo risultato è già stato conseguito e adattando, alle altre realtà, le strutture e le procedure amministrative che lo rendono possibile. Non serve andare molto lontano, gli esempi concreti sono qui intorno a noi, fuori e dentro l’Italia. Attenzione, però, dopo il fallimento delle ultime riforme e i continui rinvii, non si può e non si deve sbagliare ancora. Per evitare questo rischio non si deve improvvisare; bisogna adottare, adattandolo, un modello sperimentato e verificabile da tutti.